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Bitonto

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Bitonto (Vetonde in dialetto bitontino, Botontum o Butuntum in latino, Bytontinon in greco) è un comune di 56.302 abitanti della provincia di Bari, conosciuto come la città degli ulivi per gli estesi uliveti che la circondano. La produzione olearia della città, da sempre legata all'ulivo, ha origini antichissime.

L'olio bitontino infatti, era molto rinomato già nel XIII secolo con Venezia che lo valutava più di ogni altro nella penisola italica.
La produzione olearia, perfezionata nel corso del XX secolo, costituisce ancora oggi la più importante risorsa economica della città. Bitonto inoltre ha dato il nome al cultivar locale Cima di Bitonto.

Importante è il centro storico che presenta numerosissime chiese, tra le quali la cattedrale in stile romanico pugliese, e diversi edifici rinascimentali, come il Palazzo Sylos-Calò e il Palazzo Sylos-Vulpano.

Il 26 maggio 1734 inoltre la città fu teatro della storica battaglia, combattuta tra gli austriaci e i Borbone, che portò definitivamente il regno di Napoli, conteso tra i due schieramenti, nelle mani degli spagnoli.

Sede a breve della prima galleria nazionale di Puglia e del museo diocesano più grande del mezzogiorno d'Italia, è una città d'arte.

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Geografia fisica

Territorio

Il territorio comunale di Bitonto si estende per oltre 170 km2, dall'alta Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico, e confina a nord con il comune di Giovinazzo, a est con Bari, Modugno e Palo del Colle, a sud con Altamura e Toritto, e a ovest con Terlizzi e Ruvo di Puglia. Fino al 1928 il comune aveva anche uno sbocco sul mare Adriatico, in quanto amministrava la frazione di Santo Spirito, oggi quartiere di Bari.

Il centro abitato si trova sul primo gradino dell'altopiano della Murgia ma il territorio comunale nella parte meridionale è decisamente collinare, raggiunge un'altezza massima di 491 m s.l.m. e include il parco nazionale dell'Alta Murgia. Il centro bitontino accoglie anche Lama Balice (localmente nota come La Majin), sito naturalistico e paesaggistico recentemente istituito come parco regionale.

Clima

Il clima del territorio comunale è, come per il resto della regione, tipicamente mediterraneo, con inverni freschi, spesso sferzati da freddi venti balcanici, ed estati calde, a volte anche torride per azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano eccezionalmente valori negativi. Nel mese di dicembre del 2007 è stata registrata una temperatura minima di -2,7 °C mentre nel mese di giugno dello stesso anno si è registrata una temperatura massima di 45,5 °C.

La tabella sottostante mostra i dati dei valori medi registrabili nel comune di Bitonto.

La maggiore piovosità si registra durante l'autunno e l'inverno, mentre i mesi estivi sono più secchi, talvolta con piogge del tutto assenti.

- Classificazione climatica di Bitonto:
- Zona climatica C;
- Gradi giorno 1350.

Storia

Le origini

Secondo la tradizione Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, dal quale deriverebbe il nome. La presenza umana nel territorio, risale all'epoca neolitica, testimoniata dai ritrovamenti di manufatti (ceramica impressa) tra la città e la costa e da insediamenti in grotte nella lama Balice, forse dovuti a gruppi umani provenienti dalla penisola balcanica approdati circa 10 000 anni fa sulla costa. Una necropoli dell'età del ferro era situata presso un'ansa del torrente Tiflis, nella lama. Ciò fa presumere che la città fosse sede di una grande comunità che attirava la popolazione sparsa nelle campagne.

La città fu un importante centro peuceta. Successivamente divenne colonia greca sotto l'influenza culturale di Taranto, come testimoniano le monete del V secolo a.C. rinvenute nel centro storico, che riportano l'effigie dell'eroe tarantino Falanto. Alcune monete riportano l'immagine di una civetta, altre una conchiglia, altre una spiga di grano e altre ancora l'ulivo. La città era inoltre già attiva economicamente, come testimoniano altre monete della stessa epoca, che presentano la legenda in caratteri greci "BYTONTINON" . Una necropoli risalente al IV-III secolo a.C. è stata inoltre rinvenuta nell'attuale centro urbano.

Il periodo romano

In epoca romana fu municipio. Anche sotto i romani la città mantenne il culto riservato alla dea Minerva. Un tempio a lei dedicato doveva collocarsi su uno sperone che domina il Tiflis, laddove oggi è ubicata la chiesa di San Pietro in Vincoli. La città era attraversata dalla via Traiana nel punto in cui quest'ultima si ramificava in due: la mulis vectabilis via per Peucetios citata da Strabone, che passava per Celiae, Rudiae e Norba e la via Minucia Traiana, passante per Barium. Le due vie poi si riunivano ad Egnazia.

Fu stazione di sosta menzionata nell'Itinerarium burdigalense, nell'Itinerario antonino, nella cosmografia ravennate, nella Tavola teodosiana e nella Tavola Peutingeriana. Fu inoltre citata da Marco Valerio Marziale, da Sesto Giulio Frontino e da Plinio il Vecchio. Quest'ultimo fa riferimento solo al nome degli abitanti.

Il medioevo

Gli scarsi documenti di epoca longobarda lasciano presupporre che Bitonto abbia attraversato un periodo di declino. In questo periodo infatti gran parte della Puglia, inclusa anche Bitonto, era sotto il dominio bizantino e attraversava una fase di lotte. La Puglia infatti era minacciata dagli arabi che da sud si spingevano verso nord. Al V-VI secolo risalgono i resti di una chiesa rinvenuti negli scavi sotto l'attuale cattedrale.

Nel 975 il catapano bizantino Zaccaria sconfisse presso Bitonto i Saraceni e uccise il loro capo, Ismaele; nel 1010 la città fu teatro della rivolta di Melo di Bari contro glii stessi bizantini. Mesardonite fu mandato in Puglia per arginare la rivoluzione. Morì a Bitonto nel 1017.

Ai bizantini subentrarono i normanni. Sotto il loro dominio nel XI secolo, si ebbe una fioritura cittadina. A questo periodo infatti, risale la presenza dei Benedettini in città e la costruzione della nuova cattedrale, cominciata nel 1087. Al 1089 invece risale la prima notizia certa dell'esistenza del vescovado bitontino. I Benedettini si stanziarono fuori le mura della città, costruirono un'abbazia dedicata a San Leone, e diedero un forte impulso all'economia cittadina, anche grazie alle nuove tecniche di agricoltura e alla bonifica di nuove terre.

La tradizionale "fiera di San Leone", che si svolge il 6 aprile, per commemorare appunto San Leone si originò probabilmente proprio nell'XI secolo. Già celebre nel XIV secolo come fiera di animali, venne citata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio.
« Non avendo adunque più modo a dover fare della giovane cavalla, per le parole che dette avea compar Pietro, ella dolente e malinconosa si rivestì, e compar Pietro con uno asino, come usato era, attese a fare il suo mestiere antico, e con donno Gianni insieme n'andò alla fiera di Bitonto, né mai più di tal servigio il richiese. »

(Giovanni Boccaccio, Decamerone, Novella X Giornata IX.)

Un documento del 1098, cita il conte Roberto, figlio di Guglielmo, dominator civitatis Botonti. Con Federico II fu sede amministrativa per la raccolta delle imposte e rimase nel XIII e XIV secolo nell'ambito del regio demanio, ossia alle dirette dipendenze della corona. Il 29 settembre 1227 inoltre, Bitonto fu teatro della scomunica, da parte di papa Gregorio IX, di Federico II accusato di essere sceso a patti con il sultano al-Malik al-Kamil.

Già nel Duecento iniziarono le dispute di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, sulla costa. Nel 1265 il confine venne fissato all'Arenarum, tra Palese e Santo Spirito, ma il conflitto continuò ancora nei secoli successivi.

Nel 1412 fu possesso feudale di Giacomo Caldora, duca di Bari, e nel corso dello stesso secolo passò quindi ai Ventimiglia, agli Orsini, agli Acquaviva d'Aragona e ai Cordoba.

Il XVI e il XVII secolo

Nel 1551 la città riacquistò la propria autonomia, versando al duca di Sessa e alla corona spagnola una somma di 66 000 ducati. Gli statuti cittadini furono redatti nel 1565. La disputa di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, iniziata nel XIII secolo, riprese vigore in quegli anni: nel 1527 Bona Sforza, duchessa di Bari, aveva dichiarato "zona promiscua" il territorio tra Modugno e il mare. Il conflitto riprese in seguito tra l'"università" di Bitonto e quella di Bari: il consiglio di Napoli nel 1584 fissò nuovamente i medesimi confini del 1265.

Nel Seicento fu la seconda città di Puglia dopo Lecce e visse una fioritura culturale, con la bottega di pittura di Carlo Rosa, l'"Accademia degli Infiammati", il musicista Tommaso Traetta, il matematico Vitale Giordano e Nicola Bonifacio Logroscino, attore dell'opera buffa.

Nel 1647 vi furono moti insurrezionali del popolo contro la nobiltà frenati solo dal conte di Conversano.

Il 26 maggio 1734, durante la guerra di successione polacca, nel campo di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone vi sconfisse gli Austriaci nella battaglia di Bitonto, assicurando ai Borboni il possesso del Regno di Napoli.

Dall'ottocento all'età contemporanea

Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo Rogadeo fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia e, in seguito, senatore del regno. Come sindaco della città, tra il 1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici", un "gabinetto di lettura" e una "scuola serale di disegno", oltre che occuparsi della viabilità e accessi ferroviari.

Nel 1893 avvenne l'uccisione di un delegato della finanza e nella vita politica cittadina si sviluppò il movimento socialista. In seguito ebbero rilevanza le figure del cattolico Giovanni Ancona Martucci e del vescovo Pasquale Berardi e ancora di Giovanni Modugno, aderente alla corrente politica di Gaetano Salvemini, tra il 1911 e il 1919.

Nel 1928 la frazione di Santo Spirito, unico accesso alla costa e oggetto di dispute di confine tra le due città sin dal XIII secolo, passò, insieme a parte del territorio circostante per un totale di circa 16 km2 al comune di Bari.

Nel 1984 la città fu visitata da papa Giovanni Paolo II.

Simboli

Lo stemma comunale sintetizza le principali caratteristiche della storia e del paesaggio bitontino. I colori predominanti sono il verde, che ricorda le olive e simboleggia la pace, l'oro, che richiama la ricchezza e la prosperità, e il bianco, ad indicare la fedeltà.

All'interno di uno scudo, su un campo bianco, vi è un ulivo dal tronco ritto e dalla chioma verde, piantato su un prato anch'esso verde. Appollaiati fra i rami, cinque storni beccano un'oliva ciascuno. Più in basso sono presenti due leoni, affrontati all'albero d'ulivo con le zampe anteriori sul tronco dell'albero, la coda sollevata e la lingua lunga e sottile fuor bocca.

Lo scudo è sormontato da una corona gentilizia e alla base presenta due rami: uno di ulivo ed uno di leccio, rispettivamente a sinistra e a destra, annodati con un nastro rosso. Sotto i rami, infine vi è un nastro bianco che riporta, in caratteri argentei, il motto in latino: Ad pacem promptum designat oliva Botontum, che tradotto significa: L'oliva designa Bitonto a proporre la pace.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Cattedrale

La cattedrale di Bitonto, dedicata a San Valentino, in stile romanico pugliese, è stata innalzata nel cuore del centro storico tra l'XI e il XII secolo, su modello della basilica di San Nicola di Bari.

La facciata si presenta tripartita da lesene su tutta l'altezza. Dei tre portali, quello centrale ha una ricca decorazione con scene del Nuovo Testamento ed è fiancheggiato da due grandi grifoni di pietra che tengono una preda fra gli artigli. Un intreccio di decorazioni vegetali riempie invece l'architrave che è sormontato da un pellicano, uccello che, nella leggenda, offre il suo cuore ai figli affamati, e simboleggia pertanto la generosità della Chiesa.

Il registro superiore della facciata è ornato da quattro bifore e da un rosone a sedici bracci, inquadrato da un'edicola arcuata con sovrarco sormontato da una sfinge e fiancheggiato dalle sculture di due leoni.

Il fianco meridionale si affaccia sulla piazza e presenta un loggiato formato da sei esafore, con colonnine e capitelli scolpiti con protomi (teste) umane tutte differenti tra loro. Sotto ogni esafora è presente una profonda arcata. L'ultima di queste presenta un portale detto Porta della scomunica: da qui papa Gregorio IX scomunicò infatti Federico II accusandolo di essere sceso a patti con il sultano Al Kamil, durante la crociata del 1227.

L'interno, con pianta a croce latina, è diviso in tre navate, ciascuna terminante con un'abside semicircolare. La navata centrale è separata dalle altre, da arcate poggianti su colonne. Navata centrale e transetto sono coperti con un soffitto piano in legno a decorazione policroma, mentre le navate laterali, sormontate da matronei, sono coperte con volte a tutto sesto.

Sul lato destro della navata centrale si trova un ambone riccamente scolpito, dove sono raffigurati un'aquila che sorregge il leggio, e, sul parapetto delle scale, gli imperatori svevi: Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e il figlio Corrado. L'iscrizione (HOC OPUS FECIT NICOLAUS/SACERDOT ET MAGISTER ANNO MILLESIMO/DUCENTESIMO VICESIMO/NONO INDICTIONOS SECUNDE) lo attribuisce al prete Nicola, che partecipò anche alla costruzione del campanile della cattedrale di Trani e lo data al 1229. Il pulpito in marmo venne realizzato da Gualtiero da Foggia nel 1240 e presenta frammenti scultorei di grande qualità.

Sotto l'attuale edificio si trova una chiesa paleocristiana che conserva i resti di una chiesa precedente (V-VI secolo). Gli scavi hanno portato alla luce affreschi e altre decorazioni interne databili tra il IX e il XII secolo. Sono stati ritrovati inoltre sculture e mosaici. La cripta è coperta da volte a crociera, con archi sostenuti da 36 colonne con capitelli decorati. I pavimenti della chiesa più antica, a causa della sua lunga frequentazione, subirono diversi restauri, uno dei quali ne comportò il rifacimento in grandi tasselli calcarei. È stato rimesso in luce un antico mosaico rappresentante un grifone, risalente all'XI secolo, la cui doppia natura (corpo di leone e testa di aquila) simboleggia la natura umana e divina di Cristo.

Negli scavi sono stati rimessi in luce anche reperti di epoca precristiana, tra cui alcune ceramiche protostoriche e delle monete di epoca romana.

Chiesa di San Francesco d'Assisi

La chiesa, in stile gotico, risale al 1283 e sorge laddove un tempo doveva essere situata una fortificazione romana. Secondo la tradizione, la chiesa è stata innalzata come testimonianza della visita, nel 1222, di San Francesco d'Assisi con il suo compagno Luca da Bitonto, primo provinciale in Terra Santa.

La fondazione della chiesa si deve a Sergio Bove col permesso di Carlo I d'Angiò. Nel 1286 la chiesa venne consacrata dal vescovo Leucio. L'adiacente convento nel 1734 fu utilizzato come ospedale durante la battaglia di Bitonto e venne chiuso in seguito al decreto di Gioacchino Murat nel 1809. Nel 1842 la chiesa subì rifacimenti riguardanti soffitto, altari e sostegni e, nel 1866 venne chiusa al culto. Fu restaurata nel 1993, recuperando la pavimentazione, l'altare e alcuni dipinti.

La facciata, in stile tardo romanico, è la parte più antica della chiesa ed è anche quella meglio conservata. Essa si trova al sommo di una scalinata che ne mette in rilievo la struttura imponente. Ad essa è affiancato un campanile di epoca cinquecentesca, con tetto a piramide quadrangolare e diviso in tre piani. Al suo interno sono conservati affreschi.

Il portale, che termina con un arco a sesto acuto, presenta sculture floreali ed immagini di bovini, probabilmente in omaggio alla famiglia (Bove) del fondatore della chiesa. Più in alto si trova una elegante trifora che conferisce un segno di levità al complesso massiccio della facciata.

La chiesa presenta alcuni altari del cinquecento al cui interno sono stati ritrovati dipinti. Interessanti il presbiterio e la sacrestia settecentesca.

Chiesa del Crocifisso

La chiesa è sita nella parte orientale della città e fu consacrata dal vescovo Alessandro Crescenzi nel 1671 come si legge sul fregio del portale. Il disegno architettonico e gli affreschi interni di questa struttura furono curati quasi interamente dall’artista Carlo Rosa.

La facciata è distinta in due zone: quella inferiore, più vicina ai modelli classici, e quella superiore, più decorata, con motivi originali e temi più vicini all’architettura barocca.

La chiesa fu progettata a seguito di un testamento del 20 maggio 1529, firmato da un certo Vincenzo de Riccis, col quale veniva donato al Capitolo della Cattedrale di Bitonto un suo podere con l'annessa cappella del Crocifisso a condizione che fosse incrementata la devozione dell'immagine sacra del santissimo Crocifisso. Nel 1680 il teologo Giovan Battista Morea parla della cappella come la "cappella di Repestingo". Il culto dell'immagine del Crocifisso si diffuse abbastanza rapidamente anche nei paesi vicini dove, addirittura, si contarono numerosi miracoli.

Posta sotto la giurisdizione del Capitolo, a seguito dell'aumento di devozione nei confronti dell'immagine miracolosa, il vescovo Crescenzi ordinò la costruzione dell'attuale chiesa. La fabbrica venne quindi realizzata su progetto del pittore Carlo Rosa, il quale diresse i lavori. La chiesa ha la pianta a croce greca con cupola centrale su volte a botte a loro volta poggianti su quattro bracci. Nel capocroce è situato il presbiterio e, oltre il muro di fondo, l'ampia sacrestia decorata con pregevoli arredi sacri.

Tempio di Minerva

A Minerva, che veniva considerata dea protettrice non solo di Bitonto ma di molte altre città apule e italiche, veniva attribuito il dono dell'ulivo alla città. Il tempio era situato sulla via Traiana dov'è ora situata la chiesa di San Pietro in Vincoli. La presenza del tempio in quel periodo è confermata da una lastra di pietra cubica, del periodo romano, incastonata fra le mura della sacrestia dell'attuale chiesa.

Altre chiese

Nella città di Bitonto e nel territorio del comune sono presenti numerose chiese che rappresentano importanti testimonianze dell'arte e dell'architettura locale. Ecco una lista delle principali chiese della città:

- Chiesa di Sant'Andrea Apostolo
- Chiesa di Santa Caterina
- Chiesa dei Santi medici, conserva le reliquie delle mani e le statue dei santi. Al suo interno è situato, sulla parete della fiancata sinistra, un mosaico di grandi dimensioni che rappresenta la famosa battaglia di Bitonto. La chiesa, infatti fa particolare "riferimento" alla Madonna Immacolata, anche in relazione al fatto che è stata eretta su piazza XXVI maggio 1734, dove è situato l'obelisco Carolino. La chiesa infatti, durante la processione per la festa patronale, diventa il luogo di destinazione della processione che parte dalla cattedrale,
- Chiesa di San Domenico
- Chiesa di Sant'Egidio Abate
- Chiesa di San Gaetano è affacciata su piazza Cavour ed è in stile barocco. La data di fondazione risale al 1609 ma la chiesa fu inaugurata solo nel 1730. Il progettista fu Dionisio Volpone di Parabita. Come molte altre chiese bitontine il soffitto è arricchito con dipinti di Carlo Rosa.
- Chiesa di San Giacomo
- Chiesa di San Giorgio Martire
- Chiesa di San Giovanni
- Chiesa di San Leucio
- Chiesa di San Luca evangelista
- Chiesa di Santa Maria Annunziata
- Chiesa di Santa Maria della Chinisa
- Chiesa di Santa Maria dei Martiri
- Chiesa di San Mauro del Popolo
- Chiesa di San Paolo apostolo
- Chiesa di San Pasquale
- Chiesa di San Pietro in Vincoli
- Chiesa di San Pietro Nuovo
- Chiesa del Purgatorio, nelle vicinanze del palazzo Sylos-Calò. Realizzata nel XV secolo, la chiesa ha un portale ornato da figure scheletriche e anime penitenti, come voluto dalle regole della Controriforma. La chiesa raccoglie le statue della Settimana Santa. Recentemente è stata sottoposta a restauro, con la pulizia dell'esterno.
- Chiesa di Santa Rita da Cascia
- Chiesa di San Silvestro papa
- Chiesa dello Spirito Santo
- Chiesa di Santa Teresa d'Avila
- Chiesa di San Valentino
- Chiesa dell'Addolorata (nella frazione di Mariotto)
- Chiesa dell'Immacolata (nella frazione di Palombaio)
- Abbazia di San Leone, antica fondazione benedettina, passata quindi ai cistercensi e agli olivetani. Ricostruita nel XV secolo, fu restaurata nei primi anni del Novecento. Conserva il coro affrescato e un chiostro.
- Convento dei Cappuccini
- Convento di Santa Maria della Chinisa
- Convento dei Paolotti
- Convento di Santa Maria del Carmelo
- Monastero di Santa Maria delle Vergini

Architetture civili

Palazzo Sylos-Vulpano

Oggi monumento nazionale, il palazzo Sylos-Vulpano è noto per le decorazioni del cortile interno. Fu costruito nel 1445 per volere di Giovanni Vulpano, riutilizzando una precedente torre medioevale, i cui resti sono stati recentemente rinvenuti in corrispondenza del loggiato.

La torre era stata forse costruita intorno al 1156, quando Goffredo Vulpano giuse a Bitonto per sfuggire alle devastazioni di Guglielmo il Malo. Secondo la data incisa sul portale l'opera è da ritenersi completata solo nel 1501. Fino al 1734 il palazzo fu in possesso dei Vulpano, e solo dopo l'estinzione di questa famiglia, passò ai Sylos con i quali i Vulpano erano imparentati.

Sebbene il palazzo sia stato terminato agli inizi del XVI secolo, segue lo stile rinascimentale toscano del secolo precedente, in particolare nell'impostazione del cortile quadrangolare centrale. La facciata presenta un andamento più irregolare, dovuto anche all'adattamento al pendio naturale del terreno.

Nel cortile si trova una loggia decorata con pannelli scolpiti che celebrano le virtù civiche della famiglia Vulpano (Annibale Vulpano è raffigurato insieme a Scipione e Antonio Pio Vulpano con l'imperatore Nerone). Vi si trovano inoltre una scena con il mito di Orfeo e una con mostri marini. Il portale d'ingresso mostra invece lo stile tardo-gotico aragonese. L'androne è coperto da una volta a botte.

Un'epigrafe nella loggia testimonia le relazioni commerciali intrattenute dai Vulpano con altre importanti casate italiane. È inoltre presente uno stemma della famiglia Vulpano, cui si aggiunse più tardi quello della famiglia Sylos, quando questa acquistò il palazzo.

L'interno fu rifatto e della struttura originaria rimangono solo i piani superiori. In epoca successiva l'edificio ha subito aggiunte che hanno occupato spazi originariamente all'aperto. Disabitato dal 1979, non è in buono stato di conservazione.

Palazzo Sylos-Calò

Il palazzo Sylos-Calò stile tardo-rinascimentale, fu fatto costruire da Giovanni Alfonso Sylos nella prima metà del XVI secolo per esaltare la ricchezza e la nobiltà del casato. L'esterno del palazzo fu costruito nel 1529, mentre il loggiato e gli spazi interni vennero completati solo nel 1583. Il palazzo si erge sui resti di una chiesa donata a Francesco Saverio Sylos.

La facciata che dà sulla strada presenta un aspetto più irregolare, a causa dell'adattamento all'andamento della via. Il loggiato è realizzato su due livelli. Il grande portale d'ingresso, che ricorda quello del Palazzo De Ferraris-Regna, dà direttamente sul cortile porticato; è in stile tardorinascimentale, ed è inquadrato da due lesene, con due effigi imperiali sotto il cornicione. Il cortile interno, più regolare della facciata, ha una pianta quadrangolare. Il suo porticato si erge su otto colonne con capitelli tutti diversi fra loro. L'androne, come negli altri palazzi bitontini, è coperto da volte ribassate con lunette e presenta colonne lisce con capitelli corinzi, ripresi dal rinascimento fiorentino.

I vani del piano terra presentano volte a botte o a crociera. È presente una torre cilindrica, forse adibita originariamente a torre di avvistamento e difesa. La loggia che si affaccia su piazza Cavour offre l' espressione più ricca del Rinascimento pugliese.

Il palazzo, attualmente in restauro, ha subito significative lesioni strutturali, mentre il danneggiamento delle coperture ha determinato l'infiltrazione di acqua che ha favorito la proliferazione di vegetazione soprattutto sulla parte inferiore dei muri.

Palazzo De Ferraris-Regna

Il nucleo originario risale al XIV secolo e fu realizzato dai De Ferraris, nobile famiglia genovese che si stanziò nel XIV secolo a Bitonto. Anticamente il palazzo si estendeva fino all'"arco pinto". Tra il 1586 e il 1639 fu ricostruito per volere della famiglia Regna (giunta a Bitonto nel XIII secolo con Paolo Regna, preso in ostaggio a Milano da Federico II).

Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico poggianti su un semplice basamento. I loggiati interni sono realizzati in epoche diverse: il primo piano e il cortile risalgono al XIV secolo, mentre il piano superiore è più recente. Le finestre sono state trasformate in seguito in balconi. Il portale è in stile tardorinascimentale, con la data (1586) incisa sul portale stesso. gran parte della struttura De Ferraris è andata distrutta ed oggi ne rimangano solo alcune arcate.

Palazzo De Lerma

Fu fatto costruire accanto alla cattedrale, in un'area precedentemente inclusa nelle proprietà del vescovo nel XVI secolo, da Girolamo De Lerma, duca di Castelmezzano e appartenente ad una famiglia giunta in Italia dalla Spagna verso il 1500. Sulla sua destra preesisteva la chiesetta della Santa Maria della Misericordia, della quale si conserva il portale principale (risalente al 1586) con, sulla parte superiore, una scultura in pietra della Vergine.

Il palazzo è coronato da un ricco cornicione ed è in stile rinascimentale anche se successivamente vi furono delle trasformazioni e delle aggiunte in stile barocco, cui seguì l'aggiunta dei balconi nel XVIII secolo. La facciata del palazzo è prospiciente con il sagrato della cattedrale e tra di essi vi è una suggestiva loggia cinquecentesca di stile rinascimentale, posizionata ad angolo.

Altri palazzi

- Palazzo Spinelli-Regna
- Palazzo Sylos-Sersale
- Palazzo Rogadeo
- Palazzo Sisto
- Palazzo Termite
- Palazzo Alitti
- Palazzo Bove
- Palazzo Gentile

Teatro Traetta

Costruito a partire dal 1835 per volere di 21 famiglie notabili bitontine che desideravano un “teatro comodo e ben disposto pel sollazzo del pubblico”, venne inaugurato il 15 aprile del 1838 con la messa in scena dell’opera "Parisina" di Gaetano Donizetti. Si trattava del primo teatro stabile della provincia di Bari.

Originariamente assunse il nome di "Teatro Privato", poi mutato in "Teatro Nuovo", "Teatro Ferdinandeo" e quindi "Teatro Umberto I". Ancora oggi rimane sconosciuto il nome del progettista e il progetto originario mentre, al contrario, sono noti i nomi dei costruttori, i bitontini Emanuele e Pietro Sannicandro, e il costo della costruzione, 8.500 ducati. Nonostante le ridotte dimensioni, il teatro riproponeva la forma all’italiana e conteneva tre ordini di palchi e la galleria, una platea e un palcoscenico molto ampio.

A causa delle ridotte dimensioni i primi tempi furono caratterizzati da numerose repliche che, nel corso degli anni, si ridussero a poche e solo in alcuni giorni dell’anno. Ormai in declino, nel 1950 fu trasformato in cinema e poi chiuso. Nel 1972 le intemperie e le infiltrazioni di acqua provocarono il crollo del soffitto e la completa distruzione degli arredi. Nel 1982 venne redatto un progetto per il suo recupero, finanziato dal Comune che nel 1989 divenne unico proprietario dell'immobile. La ricostruzione,ad opera dell' architetto Domenico Pazienza, iniziata nel 1998 e conclusasi nel 2002, ebbe un costo di 8,5 miliardi di lire. Nel corso dei lavori vennero alla luce numerosi reperti archeologici quali la Porta Cupa e le mura medievali della città.

Nel 2003 venne nominato direttore artistico Michele Mirabella, mentre la riapertura ufficiale, avvenne il 16 aprile 2005, 167 anni dopo la prima inaugurazione. In occasione della riapertura, avvenne l'intitolazione al musicista bitontino Tommaso Traetta. Oggi il teatro si presenta con un palcoscenico rettangolare di 9x7 metri e dispone di 246 posti tra platea, palchi e loggione.

Architetture militari

Torrione angioino

Il torrione angioino è una torre cilindrica del XIV secolo. Ha un'altezza che supera i 24 m e un diametro di circa 16. Si divide in tre livelli sovrastanti i sotterranei che, grazie a cunicoli e gallerie, collegavano il torrione con le altre venticinque torri all'esterno delle mura. La sua esistenza è accertata solo nel 1399 in un documento della regina Margherita, consorte del re di Napoli Carlo III.
Venne utilizzata come torre di avvistamento e di difesa ma ben presto i sui sotterranei vennero adibiti a luogo di detenzione. Nel 1503 il duca di Nemours lo definiva più forte della torre di Bruges e Montemar lo citò tra i luoghi più forti del Regno di Napoli. Dotata di mura spesse quasi 5 m è attualmente soggetta a lavori di restauro e riqualificazione, che stanno riportando alla luce l'originario fossato e ne permetteranno l'utilizzo come sede museale.
Mura

Le mura cittadine sono dotate di torri normanne a base quadrata, ed altre torri cilindriche di poco successive. Delle cinque porte originarie (Pendile, Nova, Robustina, La Maja e Baresana), restano solo porta La Maja che deve il suo nome al torrente cui si affaccia, e porta Baresana, così chiamata perché è rivolta verso Bari. A quest'ultima sono state aggiunte una statua dell'Immacolata Concezione e due orologi.

Aree naturali

Parco nazionale dell'Alta Murgia

Il comune di Bitonto fa parte del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Le parti più interne del territorio comunale, per un totale di 1959 ettari, sono comprese entro i confini del Parco, che si estende per 67 739 ettari complessivi. La presenza animale in questo spazio di quasi 2.000 ettari è caratterizzata da istrici, volpi, tassi e anche dei cani lupo in inverno. Ma ci sono anche rettili come lucertole sicule, vipere e bisce.

Lama Balice

La Lama Balice, nota in dialetto bitontino come La Majin, con i suoi 37 km di lunghezza costituisce una delle più lunghe lame presenti nella provincia di Bari. L'interesse sia sotto il profilo paesaggistico e naturalistico, sia sotto quello archeologico ha indotto all'istituzione dell'omonimo parco regionale.

La lama si origina tra Ruvo di Puglia e Corato e dopo aver attraversato il territorio del comune di Bitonto termina a Fesca, un quartiere di Bari, nella parte nord della città. Il torrente che vi scorre era un tempo chiamato Tiflis. Nei periodi di siccità il torrente è in secca, ma durante l'inverno si gonfia per l'apporto di acqua piovana.

Alcuni tratti della lama sono bassi e sinuosi, mentre altri sono ripidi e presentano una stratificazione rocciosa notevole. La natura carsica del territorio è evidente per la presenza di numerose cavità naturali alle quali si aggiunsero le caverne scavate dall'uomo, che hanno restituito resti di epoca protostorica. Tutto il bacino di Lama Balice è caratterizzato da casali medievali, chiese e numerose masserie.

La lama, area di sosta per l’avifauna, presenta tratti coltivati e altri che mantengono l'originaria macchia mediterranea (querce coccifere, lecci, fragni, arbusti). La lama riveste importanza anche a livello storico. Vi sono delle grotte, le cosiddette "grotte di Chianchiarello", che rappresentano delle testimonianze sulla vita paleolitica della città.

Lingue e dialetti

Il dialetto bitontino si distingue tra i dialetti della provincia di Bari e dell'intera Puglia. Ciò che rende interessante tale dialetto è la pronuncia delle parole in una maniera chiusa. Ad esempio se "capo" in dialetto molfettese si dice càepe, con una pronuncia molto aperta e simile alle altre varietà linguistiche presenti nella zona, in dialetto bitontino si dice chèupe.

Esso, pur avendo mantenuto le sue radici linguistiche più antiche, reca traccia della lunga presenza di dominazioni diverse (greci, francesi, austriaci e spagnoli): ad esempio la versione dialettale del termine italiano "bambola", pèupe, deriva dal francese poupè.

Tradizionalmente si distinguono due varianti, distinte secondo il modo di pronunciare la frase "tu devi stare qua": questa infatti nella variante detta "antica" diventa "teu a da steu dou" e nella variante detta "civile", meno accentuata, "to da sta do".

Nella pronuncia dialettale tutte le parole, escluse quelle tronche, e quelle con desinenza -y (che in dialetto bitontino è una vocale) terminano con una "e" muta francese. Nei lemmi che in italiano presentano la vocale "u", questa viene fatta precedere da una "e" nella variante "antica" (ad esempio, l'italiano "tu" diventa teu) o mutata in una "o" nella variante "civile" ("tu" diventa to). Nella versione più arcaica la u viene fatta precedere da una i piuttosto che una e ("tu" diventa "tiu).

La i accentata, non preceduta o seguita da altra vocale, muta nel dittongo "oi" nel dialetto antico, in "e" nel dialetto civile (ad esempio, l'italiano "partita" diventa partoite o partéte).

La desinenza finale in "-one" dell'italiano diventa aun, ad esempio l'italiano "processione" diventa precessiàune (si legge prcssiaun).

L'articolo singolare femminile è "la", quello singolare maschile "u", mentre il plurale di entrambi i generi è "re".

L'infinito della prima coniugazione dei verbi ("-are" in italiano) diventa "-eue" nella variante "antica" (da "stare" diventa steue) o viene mutato in "-a" nella variante "civile" (da "stare" diventa sta).

L'infinito della seconda coniugazione dei verbi ("-ere" in italiano) diventa "-eye" nella variante "antica" (da "vedere" diventa vêdèye).

L'infinito della terza coniugazione dei verbi ("-ire" in italiano) diventa "-oye" nella variante "antica" (da "dormire" diventa dêrmòye).

Cultura

Istruzione

Biblioteche

- Biblioteca civica Eustachio Rogadeo: La biblioteca comunale prende il nome dal palazzo che la ospita, donato nel 1966 dall'omonima famiglia al Comune per essere adibito a biblioteca civica e a museo. La biblioteca contiene un'ingente patrimonio librario: circa 60 000 volumi di cui cospicuo è il numero di cinquecentine, incunaboli e manoscritti.
- Biblioteca diocesana: Nata come biblioteca del seminario, nel 1738 è diventata biblioteca vescovile. Possiede circa 40 000 volumi.
- Biblioteca Antonio de Capua: Istituita circa trent'anni fa dal Centro Ricerche di Storia e Arte bitontina conta circa 4000, alcuni anche inediti.
- Biblioteca Martucci Zecca: La biblioteca della famiglia Martucci Zecca si compone di qualche migliaio di volumi e di una raccolta di giornali locali e pugliesi degli ultimi decenni dell'Ottocento.
- Biblioteca dei musicisti pugliesi: La biblioteca fu istituita dall'Associazione musicale "Tommaso Traetta" e raccoglie pubblicazioni dei musicisti locali e pugliesi.

Scuole

- Scuole Secondarie di I grado: 5 scuole
- Scuole Secondarie di II grado: 9 scuole (2 Istituti Professionali, 5 Istituti tecnici, 2 Licei)

Musei

Museo Diocesano "Monsignor Aurelio Marena"

Creato tra il 1969 e il 1970, il museo è ospitato dalla curia vescovile, in dialetto Crêtigghie de mênzêgnaure, ovvero Cortile del monsignore (il vescovo). Si tratta del museo della Diocesi di Bari�"Bitonto, che raccoglie i beni artistici della Cattedrale di Bitonto. Il museo è disposto sui tre piani del palazzo.

Il primo piano è dedicato alla pittura dell’Ottocento e del Novecento in Puglia. Vi sono esposti anche, vasi di Sèvres e arredi sacri del XIX e del XX secolo. Nella teca a cavallo tra la prima e la seconda sala troviamo manufatti dell’età pre-classica rinvenute nelle stazioni preistoriche localizzate nei centri viciniori mentre particolarmente preziosi sono gli argenti, conservati nell’omonima sala, di manifattura napoletana alcuni del XV e XVI secolo tra cui paramenti liturgici (stole ricamate in oro zecchino) e un lapidario con elementi decorativi di architettura romanica (tra cui un pluteo a tarsie e un capitello a racemi).

Il secondo piano è dedicato ai dipinti dei secoli XIII e XVIII ma vi sono anche sculture del XV e XVII secolo. Di particolare interesse un'icona lignea raffigurante la Vergine di autore bizantino databile al XII secolo e un crocefisso del XIV secolo di scuola umbra. Si possono ammirare anche affreschi provenienti dalla Chiesa S. Leucio vecchio, una Madonna con Bambino dell'artista fiammingo Anton Van Dyck del XVI secolo, un presepe in pietra attribuito a Stefano da Putignano da alcuni e a Nuzzo Barba di Galatina da altri, e una statua in legno dorato di San Gregorio Magno. Presenti anche il dipinto con l'Adorazione dei pastori, di Marco Pino, del 1576 e una Flagellazione di pittore locale, della prima metà del XVIII secolo.

Nel terzo piano sono sistemate opere realizzate da artisti della scuola bitontina del XVII secolo (Alfonso de Corduba, Carlo Rosa, Nicola Gliri, Francesco Altobelli). Tra esse spiccano una tela di Carlo Rosa raffigurante la Vergine e i Santi protettori di Bitonto commissionato qual ex voto nel 1656, Cristo e la Samaritana sempre del Rosa e un’Annunciazione del frate Giovanni da Bitonto.

La ricca collezione ospitata nel museo diocesano sarà a breve trasferita presso l'ex Seminario Vescovile annesso alla chiesa di San Francesco della Scarpa. La struttura, articolata su due livelli e dotata di un giardino pensile, ospiterà oltre 2500 pezzi e sarà il museo diocesano più grande del mezzogiorno.

Museo archeologico "De Palo-Ungaro"

Raccoglie reperti pre-romani rinvenuti nel territorio comunale. Il museo offre un quadro molto dettagliato su quella che fu la civiltà Peuceta e la vita culturale della città in quel periodo storico. Ospita due mostre permanenti "Gli antichi Peucezi a Bitonto" e "Donne e Guerrieri da Ruvo a Bitonto", che raccolgono reperti datati fra il VI e il III secolo a.C. rinvenuti nella Necropoli di via Traiana.

I numerosi corredi funebri esposti sono ricchi di reperti ceramici e metallici, che consentono di tracciare l'evoluzione economica e sociale della civiltà peuceta e di conoscerne usi e costumi. Nella prima sala i reperti sono esposti secondo un criterio cronologico che permette di ricostruire l'evoluzione e le influenze di civiltà limitrofe sull'artigianato locale. Si passa così da reperti a decorazione geometrica, tipica della produzione peuceta, a vasellame a vernice nera con figure rosse tipiche della civiltà greca.

Nella seconda sala, le teche custodiscono cinturoni, strigili, mortai a testimonianza della cultura guerriera dei peuceti.

Nella terza sala, sono conservati i monili, le collane, i pesi da telaio e le grandi anfore decorate con corpi di donne vestite di chitoni.

Altri musei

Museo civico "Eustachio Rogadeo"
Venne aperto al pubblico nel 1962, prendendo il nome dal palazzo che lo ospita, il seicentesco palazzo Rogadeo, sede anche della biblioteca comunale. Vi sono esposti soprattutto reperti archeologici come ceramiche di epoca greco-romana rinvenuti nel territorio bitontino, un monetario, sculture e dipinti del XVII-XVIII secolo. Al pian terreno vi è la pinacoteca che conserva opere di artisti pugliesi dell'ottocento, della donazione Cuonzo.

Cucina

Un tipico primo piatto della cucina bitontina è rappresentato da re strascênéut che re cime de reupe (le orecchiette con le cime di rape), come anche dalla paste e faséule (pasta e fagioli), preparata usando cavatelli e fagioli mediterranei. Come secondi piatti rinomate sono re vambasciùle, dei bulbi che hanno forma di piccole cipolle e che vengono raccolti da una pianta che cresce sulle murge chiamata Leopoldia comosa. Sono amarognoli e vengono conditi solitamente con sale e olio d'oliva.

Rinomati i dolci legati alle tradizioni festive. Tipica del periodo di Ognissanti è "La colva" preparata con grano ammorbitito nell'acqua, chicchi di melograno e di uva, scaglie di cioccolato fondente, il tutto legato insieme dal vin cotto di uva. Tipiche del periodo natalizio, ad esempio, sono re cartêddéute (le cartellate) e "re chêscênitte" (i cuscinetti di Gesù Bambino), le prime si preparano con farina, olio e vino bianco, che qualcuno sostituisce con del succo di arancia, fritte o al forno vengo poi passate nel vin cotto di uva o di fichi, ed anche di fichi d'india.

Con lo stesso impasto di preparano i cuscinetti: la pasta viene tirata a mano e farcita di pasta reale ottenuta dalla triturazione delle mandorle con l'aggiunta di zucchero, chiusi a mano a formare un piccolo cuscino e dopo cotti, cosparsi di zucchero a velo se passati al forno oppure rigirati nello zucchero semolato se fritti. A Pasqua, invece, si preparano re scarcédde (le scarcelle), una "colomba" di cioccolato o di pane. La ricetta tipica prevede che sia preparata con un uovo sodo al centro e cosparsa di codette colorate. Carnevale, infine, è l'occasione per la preparazione delle chiacchiere.

Tipica di Bitonto è anche la focaccia di patate, un piatto occasionale che per tradizione si mangia la domenica. L'impasto consiste in farina, olio d'oliva, pomodori e patate macinate; il tutto viene poi cotto in forno per circa 15-20 minuti.

Eventi

Festa dei Santi Medici

La devozione per i Santi Medici Cosma e Damiano si può far risalire al IX secolo, quando giunsero a Bitonto le reliquie delle braccia dei taumaturghi. I festeggiamenti, che iniziano il 26 settembre con una novena di preghiera, culminano la terza domenica di ottobre, con una processione che dura l'intera giornata. La processione inizia con l'uscita delle statue dal santuario: dopo aver passato il portale della chiesa con una certa lentezza, le statue sono accolte con un lungo applauso e vengono liberate stormi di colombe e palloncini che volano sulla piazza antistante. La processione termina in serata con l'ostensione delle reliquie e la messa solenne nel santuario, celebrata dall'arcivescovo.

Molti fedeli residenti nei centri vicini, per devozione raggiungono Bitonto a piedi. Moltissimi raggiungono i piedi delle statue che vengono baciate. Alcuni seguono la processione con lo sguardo rivolto alle statue dei santi e camminando all'indietro; tra questi ce ne sono alcuni che portano lungo l'intero percorso pesanti ceri, alti anche 2 m e del diametro di 50 cm, camminando scalzi. Questi ultimi, che si posizionano davanti alle statue (dietro l'intera folla), accompagnano alcuni gruppi di partecipanti che cantano la devozione ai due santi. In particolare c'è un uomo che canta le strofe e altri gruppi di partecipanti, sparsi per l'intera folla, che lo accompagnano con un ritornello (la voce arriva tramite particolari megafoni posti a una certa distanza l'uno dall'altro). Senza mai fermarsi, neanche quando la voce li viene a mancare questa persona canta per tutta la durata della processione. Durante la festa si tiene inoltre una fiera tradizionale. Cibi tipici di questa occasione sono focaccia e sedano (fêcazze e äcce).

Nel 1993 è stata istituita la fondazione "Opera dei Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto", per dare maggiore sviluppo alle attività di volontariato medico-sanitarie e di assistenza per gli indigenti, iniziate già dal 1986 ad opera di circa 150 volontari (mensa per i poveri, ambulatorio gratuito, casa di accoglienza per i senza tetto, centro di ascolto, ospitalità per i profughi). L'ultimo obiettivo raggiunto è stata la costruzione di un hospice. Questa struttura, entrata in funzione recentemente (l'8 luglio del 2007, data di inaugurazione) ospita un centro di cure palliative (globali) per malati terminali.

Riti della Settimana Santa

La settimana santa è un rito importantissimo a Bitonto. Non si sente in città che arriva la Pasqua se non si fanno i sepolcri (re sêbbùlche, in dialetto bitontino) ma soprattutto se non si celebra la classica processione del venerdì santo. Ecco sotto riportati le principali manifestazioni della settimana santa.

Venerdì di Passione

In mattinata, dalla cattedrale ha inizio la processione del venerdì di Passione. Sfila l'Addolorata. Con il viso rivolto a terra e gli occhi straziati è vestita di pizzo nero e mantiene un fazzoletto fra le mani. La statua dell'addolorata è la più pesante di tutte, è adornata con rose rosse ai suoi piedi e illuminata da 111 candele (posti in duplice fila intorno alla statua). In questa occasione l'Addolorata si presenta con uno spadino che le trafigge il cuore, a significare il dolore di tutte le madri che perdono un figlio.

Mercoledì Santo

Le due bande cittadine più importanti (Tommaso Traetta e Pasquale La Rotella) percorrono le vie del centro storico cittadino. La tradizione vuole che le due bande simboleggino Gesù e Maria. Come Maria, secondo la Bibbia non riesce mai a trovare suo figlio Gesù, così le due bande non dovranno mai incontrarsi.

Giovedì Santo

Il giovedì Santo è destinato alla visita dei sepolcri che, secondo la tradizione bitontina, è necessario visitarne almeno sette. Verso le 17,30, in piazza Cattedrale e piazza Cavour, nel centro storico, vi è l'esecuzione delle marce tradizionali e successivamente quelle funebri.

Particolare attenzione deve rivestire la visita ai sepolcri della chiesa del Purgatorio e alle immagini, che partendo da qui saranno portate in processione il giorno seguente.

Verso mezzanotte arriva alla chiesa del Purgatorio il Trofeo floreale che custodisce il Legno Santo, due schegge del Sacro Legno della Croce, una delle tre parti (le altre due si troverebbero a Roma e a Gerusalemme) in cui era sata divisa la santa croce che, secondo la tradizione, Elena, madre dell'imperatore Costantino, era riuscita a prelevare a Gerusalemme. Queste schegge furono donate dall'arcivescovo di Siponto e Manfredonia nel 1711 e sono racchiuse da una grande croce d'argento e cristallo,

Venerdì Santo

Il venerdì santo si tengono due processioni: la processione dei misteri, e quella detta "di gala". La processione dei misteri parte verso l'1,00 di notte, dalla chiesa di San Domenico, ed è curata dall'Arciconfraternita Maria SS del Rosario. Otto statue vengono portate in processione:Gesù nell’orto, Gesù alla colonna, Gesù con la canna, Gesù con la croce, il Calvario, la Pietà, Cristo Morto, e l’Addolorata. Le sue 111 candele, insieme a fiaccole disposte sui due lati delle vie, costituiscono le uniche fonti di luce lungo l'intero percorso della processione: le luci cittadine interessate da tale percorso infatti, vengono appositamente spente.

Le statue percorrono tutto il centro storico a passo lento e ritornano nella chiesa in mattinata. Alla processione partecipano tutte le confraternite della città, che aprono la processione sfilando con gli stendardi, accompagnate dalla banda cittadina che suona le marce funebri del maestro Pasquale La Rotella e Davide Delle Cese, e preceduti da un suonatore di pifferi che apre la processione.

La "processione di gala" parte invece dalla chiesa del Purgatorio, ha inizio al tramonto e si ritira solo all'alba del sabato Santo. Anch'essa percorre il centro storico ma secondo un tragitto diverso dalla processione precedente. Alla processione vengono proposte tre statue: il Cristo, l'Addolorata e il Legno Santo. Anche qui la processione si apre con il suonatore di pifferi e le confraternite che sfilano. Segue la "culla" (in dialetto: la nach) del Cristo Morto, realizzata a Napoli nel 1880 da Raffaele Vitolo: in legno intarsiato rosso adornato di putti e fiori dorati che sorreggono la statua del Cristo morto. È quindi il turno della Madonna Addolorata. Anche in questa occasione le candele vengono accese. L'Addolorata è seguita da una delle tre copie della Sacra Sindone realizzata nel 1646. Quest'ultima precede il Legno Santo custodito in un trofeo floreale che ogni anno cambia tema. A chiudere la processione è il sindaco.

Altri eventi

- Festa di Sant'Antonio da Padova
- Festa di San Francesco da Paola
- Festa di Sant'Anna
- Festa della Madonna del Carmine
- Festa di Santa Lucia
- Festa della Madonna delle Grazie (anche detta Madonna del Miglio)
- Festa di Santa Rita da Cascia
- Festa di Santa Filomena

Geografia antropica

Urbanistica

La città di Bitonto è formata da tante vie disposte a raggiera che partono da un nucleo centrale costituito dal centro storico. Il centro storico della città, di forma trapezoidale, è delimitato a tratti dai resti delle mura di periodo normanno. La città era collegata a Roma mediante la via Traiana che vi giungeva da Ruvo di Puglia e passava per una delle cinque porte (Porta Robustina).

Le vie del centro storico hanno andamento tortuoso, spesso sono sostituite da gradinate. Sparsi per tutto il borgo antico sono gli archi quasi sempre arricchiti con dipinti a soggetto religioso (ad esempio "arco Pinto"). Caratteristiche sono le corti bitontine, tra cui la "corte Fenice", dove nacque Tommaso Traetta.

Le strutture rilevanti più antiche presenti nel centro storico risalgono al basso Medioevo mentre le più recenti sono state innalzate verso la prima metà del Settecento. Uno dei più antichi edifici della città è senza dubbio la cattedrale sull'antistante e omonima piazza, in cui è situata la cosiddetta guglia dell'Immacolata, un obelisco in stile barocco accuratamente scolpito che sorregge una statua dell’Immacolata, recentemente ripulito, e il torrione Angioino (in piazza Cavour). Tra gli edifici più moderni nel centro storico spiccano il teatro Traetta, la chiesa di San Gaetano, il palazzo Calò e la porta Baresana.

Nel XIX secolo, il lato est della città si trasformò in un piccolo quartiere tagliato da via Traetta. Nella zona ottocentesca notevole è la chiesa del Crocifisso. Piazza Marconi invece segna il confine tra il quartiere est e l'ingresso al centro cittadino.

L'attuale zona centrale è anch'essa costituita in prevalenza da palazzi ottocenteschi (tra cui il palazzo Louise-Pannone e il palazzo Gentile, l'attuale sede del Comune), situati da piazza Aldo Moro, dove si trova una statua di Tommaso Traetta sino alla villa comunale. Dalla piazza si dipartono le arterie principali della città: corso Vittorio Emanuele II e via della Repubblica Italiana. Sulla prima, che si estende tra la porta Baresana e la Villa comunale, si affaccia il palazzo comunale. La seconda, che si estende tra il torrione angioino e la basilica dei Santi Medici, è la principale strada commerciale, dotata di portici.

La chiesa dei Santi Medici segna il confine tra il centro e la parte settentrionale della città e rappresenta il punto di riferimento e il monumento più importante di quest'ultima zona. Qui si sviluppa la zona artigianale, separata dal resto dell'abitato mediante la stazione della Ferrotramviaria (linea Bari-Barletta).

Infine la parte occidentale si sviluppa lungo la via Ammiraglio Vacca.

Frazioni

- Mariotto (circa 1 500 abitanti) si trova a circa 15 km da Bitonto e in posizione leggermente più elevata (130 m s.l.m.). Il nome deriva dal feudo di Mariotto dei Verità, con numerose tenute e masserie. L'attività prevalente è l'agricoltura (olivicultura e vigneti) e vi si produce il vino "San Barbato".
- Palombaio (circa 1 500 abitanti), si trova a circa 8 km da Bitonto, a metà strada fra Ruvo di Puglia e Palo del Colle. Negli ultimi cinque anni è stata soggetta ad un notevole sviluppo demografico, che ne ha visto raddoppiare la popolazione. Vi sono sorti numerosi campi sportivi. Nel periodo natalizio vi si svolge un presepe vivente sulla piazza del Milite Ignoto.

Economia

L'economia cittadina è da sempre legata all'agricoltura, principalmente all'ulivo. Ad essa si affianca una organizzazione industriale basata sull'olio. Sul territorio infatti, insistono circa cinquecento aziende agricole associate in unica cooperativa denominata appunto Cima di Bitonto. Bitonto non è lontana dalla zona industriale di Bari. Sul territorio comunale insiste però soprattutto la manifattura tessile, con una quarantina di siti produttivi e oltre trecento aziende del settore abbigliamento.

Più bassa rispetto alla media provinciale è la disoccupazione giovanile. In crescita il turismo, soprattutto culturale, ma anche naturalistico.

Il commercio è basato soprattutto sulle tradizionali fiere ("fiera di San Leone" e "fiera dei Santi Medici").

Agricoltura

Bitonto con un patrimonio di oltre 1.700.000 alberi di ulivo si impone tra i maggiori produttori in Italia di olio d'oliva. Il territorio comunale infatti, produce un olio extravergine d'oliva ricavato dalla varietà di olive "Cima di Bitonto", coltivata anche in altri comuni della provincia di Bari.

L'olio di Bitonto, la cui produzione si è particolarmente sviluppata nel corso del XX secolo, è caratterizzato da una bassissima acidità (0,21%), e viene esportato in tutta Europa e in America. Bitonto è anche membro dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio. Insieme ad altre varietà diffuse nella provincia viene commercializzato come olio Terra di Bari a denominazione di origine protetta.

Accanto alla produzione olearia, la campagnia di Bitonto è adibita ad altre colture arboree, quali il mandorlo, il pero, il fico e il percoco (che produce frutti simili alle pesche): vengono inoltre coltivati i cereali e, oltre la frazione di Mariotto, la vite, dalla quale si ricava l'uva destinata alla produzione di vino (tra cui i vini Zagarello e San Barbato).

Il settore agroalimentare si caratterizza per alcuni tipici prodotti da forno come il pane locale, la focaccia casereccia, e anche i taralli, conosciuti nella zona come i taràlle de màsse. Minoritario è l'allevamento (bovino) dal quale deriva però una piccola produzione di latte.

Industria

L’industria è sviluppata con insediamenti siderurgici, di lavorazione di pelli, per la produzione di ceramica, lavorazione di conglomerati bituminosi, lavorazione di pneumatici, lavorazione di vinacce e frantoi, calce viva, scatolifici, gomma soffice, prefabbricati, falegnameria industriale.

L'attività artigianale e della piccola industria mette sul mercato nazionale e internazionale soprattutto i prodotti della confezione, dell'abbigliamento e della meccanica leggera: l'indotto conta oltre 1200 aziende con circa 13 000 addetti.

Turismo

Il settore turistico a Bitonto sta vivendo un periodo di forte crescita. Nel 2007 infatti, le presenze turistiche in città sono aumentate del 350% rispetto al 2006, risultando così il comune più virtuoso della provincia. La città si mostra sempre più disponibile ad iniziative per la promozione del territorio, in particolare per quanto riguarda il turismo culturale.

Sotto questo aspetto le attrazioni turistiche di maggior rilievo sono la Cattedrale, considerata l’espressione più matura e completa del romanico pugliese; il palazzo Sylos-Calò, tra i più alti esempi del rinascimento pugliese, e il torrione angioino con le pareti spesse quasi cinque metri è stato definito più forte della torre di Bruges. Da vedere c’è anche l’obelisco Carolino, l’unico monumento che ricorda la battaglia di Bitonto. Complici di questa crescita sono anche i restauri effettuati ai monumenti più importanti come la cattedrale (che si prepara ad una altra serie di lavori per un potenziamento), il torrione angioino e il palazzo Sylos Calò.

Da non trascurare anche il turismo di tipo naturalistico che si fa spazio in città soprattutto dopo la rivalorizzazione della lama Balice: la costruzione di una pista ciclabile sul sito e il potenziamento di essa con una serie di fontane. Da citare anche il bosco sito nella frazione di Palombaio. Il turismo religioso è anch’esso in crescita. Le processioni dei Santi Medici e della settimana santa sono tra le più prestigiose di Puglia.
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